Phototeca

Fotografie di Roberto Bonfigli, Giorgio Cutini, Paolo Monina

Inaugurazione: sabato 22 giugno ore 17,30
Dal 22 giugno al 14 luglio 2024 Orario: dal mercoledì al sabato 17,30 – 19,30

Da un’idea di Paolo Benvenuti, direttore artistico della Galleria Puccini, la mostra prende il titolo dalla famosa e omonima rivista di iconografia definita dagli stessi creatori “per adulti colti” e nata dalla mente e dalla cultura visiva di Ando Gilardi, alla vigilia dei cambiamenti epocali nella fotografia e nella grafica, dovuti all’avvento delle tecnologie digitali negli anni Ottanta.

E proprio all’attenzione alla declinazione della fotografia, che rimane nell’equilibrio di una pratica artistica tra tradizione e nuova digitalizzazione, che vengono presentate in questa mostra opere di fotografia di tre notevoli autori del settore: Roberto Bonfigli, Giorgio Cutini e Paolo Monina.

In un’esposizione essenziale e asciutta gli artisti presentano opere di discrete dimensioni, che si appropriano degli spazi espositivi nel racconto personale e diversificato che ognuno propone nell’interpretazione dello scatto fotografico, dove il soggetto preso a “pretesto”, apre al pubblico una visione più allargata e articolata, seppure verosimile, della realtà, in una sorta di esegesi poetica all’interno della quale poter far approdare l’immaginazione ed una visione o percezione altra delle cose.

Questo succede per l’immagine presentata da Roberto Bonfigli, che è l’esito di una lunga ricerca artistica articolata tra vari mezzi espressivi per trovare infine nel mezzo fotografico, senza dubbio, la sintesi più alta e completa, dove l’immagine estremamente realistica supera il suo stesso messaggio visivo, sia etico che estetico.

Così come avviene per Giorgio Cutini, che, riconosciuto padrone del mezzo fotografico, usa la fotografia in maniera creativa; la sua fotografia tendente a valenze concettuali, è meditazione culturale attenta al dinamismo ed al movimento dei corpi nel loro intreccio con il tempo nell’analisi con cui lo sguardo si trasforma in ricordo, o nella ricostruzione di memorie e ombre grafiche del paesaggio.

Allo steso modo di come si presenta suggestiva la fotografia di Paolo Monina, che tende a “raccontare” frammenti di vita raccolti durante i suoi viaggi, trasferendone l’amore per ciò che di quel girovagare lo ha colpito, fino a mescolare la realtà vissuta con la realtà immaginata, quasi come in un racconto mentale, fatto di pensieri tradotti in immagini.

ROBERTO BONFIGLI

Nato ad Ancona nel 1946; diplomato all’Istituto d’Arte di Ancona. Laureatosi all’Accademia di Belle Arti di Urbino in Scenografia, si è occupato delle attività di scenografo e fotografo e ha svolto l’attività di docente in Disegno e storia dell’arte nelle scuole superiori.

La sua libertà stilistica gli consente di combinare tutte le tecniche artistiche come mezzo espressivo per riflettere su questioni sociali ed etiche, trattando i temi della vita e della morte. La presenza della vita si rispecchia nell’opera dell’artista. E’ astrale o terrena? La risposta è nel suo lavoro, nella sostanza fisica e nella materia con cui sono eseguite le sue opere. Geometria, ripetizione, gesto o colore e luce traducono ragione ed emozione e il continuo dibattersi tra equilibrio e instabilità.

Fin dagli anni ‘60 prende parte a numerose rassegne espositive personali e collettive, nazionali ed estere. Dal 1966 svolge intensa attività di ricerca artistica di carattere fotografico e pittorico, collaborando con gallerie d’arte e con altri artisti, svolgendo anche attività di performance, con installazioni e realizzazioni di “stradales” in Italia e negli Stati Uniti.

Tra le sue personali: Contaminazioni, Galleria d’Arte Puccini, Ancona, 2023; Io esisto ma non sono eterno perciò non esisto, Atelier dell’Arco Amoroso, Ancona, 2008; La luna dei nomadi, Charles County Community College, USA, 1996; L’uomo e l’effetto Luna, Al di là delle montagne, L’uomo udito fossile al richiamo del rinoceronte e Il volo, tutte presso la Galleria Filelfo, Tolentino (MC), 1995. La sua opera è rappresentata nelle collezioni private e pubbliche in Italia, negli Stati Uniti ed in Francia, tra le quali il Museo privato di Treviso.

“Se le porte della percezione / Fossero sgombrate, Ogni cosa apparirebbe com’è, infinita.” (William Blake) GIORGIO CUTINI

Il lavoro di Giorgio Cutini è caratterizzato dall’uso creativo e non convenzionale dello strumento fotografico, tendente a valenze concettuali. La sua fotografia è meditazione culturale, espressione soggettiva di concetti universali e il suo pensiero è rivolto alla ricostruzione di memorie e ombre grafiche di paesaggio.

Si sono occupati dell’opera di Giorgio Cutini numerosi poeti, letterati e critici; numerosi gli articoli sulle pagine culturali dei maggiori quotidiani e riviste specializzate nonché libri fotografici ed edizioni d’arte a tiratura limitata. Tra le molte pubblicazioni ricordiamo: Memografie ed altre storie, con testo di Gabriele Perretta Edizioni Gribaudo (2008); Immagini dall’interno, con testo di Enzo Carli e Jean Claud Lemagny , edizioni lavoro editoriale (2009); Frammenti dei dodici mesi, poesie di Francesco Scarabicchi, testo di Goffredo Fofi, edizioni Obelisco (2010 ); Ombre, testo di Fabrizio D’Amico e Adriano Olivieri De Luca editori (2012); Stimmung/ Roma, fotografie di Giorgio Cutin, timografie di Gabriele Perretta, edizioni Onyx (2011); Mistero della fede, testo di autori vari per Silvana Editoriale (2018); Poesia dello sguardo, testi di autori vari, edizioni Quattroventi (2020); EGL’IO, sequenza di stati d’animo, testo di autori vari (2023); Del silenzio, per frammenti, testi di Daniela Simoni e Nunzio Giustozzi (2024).Nel 2011 è invitato alla LIV Biennale d’Arte di Venezia, Padiglione Italia Marche, Mole Vanvitelliana, Ancona, a cura di vittorio Sgarbi.

PAOLO MONINA

Nasco da una famiglia dove mia madre, sarta, creava abiti per una sua clientela. Mio padre era un ragioniere, lavorava in una ditta di autotrasporti.
Sin da bambino ho amato la libertà e il sentirmi indipendente. Ricordo che in seconda elementare, non sopportavo

studiare e/o ascoltare lezioni come l’aritmetica e/o scrivere “i fantastici pensierini”, amavo disegnare, disegnare elefanti, boschi e alberghi. Il maestro di tanto in tanto chiamava mia madre per parlare delle mie capacità, ma soprattutto del mio comportamento… ero una sorta di contestatore…
Non ero adatto a condurre una vita come quelle di coloro che si alzano il mattino per recarsi al lavoro (ufficio o fabbrica), per poi tornare a casa, mangiare… e ricominciare a fare le stesse cose il giorno dopo… Il pensiero che un giorno tale destino sarebbe toccato anche a me, mi dava tristezza… La monotonia mi spaventava fino al punto di chiedermi che senso avesse vivere, dopo essere nati per poi… morire. Iniziai a fotografare e a viaggiare, cercando di carpire il mestiere del vivere.

Nel mio lavoro di fotografo pubblicitario, editorialista, ho raccontato quei pezzi di vita raccolti durante i miei viaggi, ma anche il mio pensiero. Ho amato tanto, tutto ciò che ho guardato, visto e forse anche vissuto: ma poi… sarà tutto vero, oppure me lo sono immaginato, come diceva H. Miller in Ultime Intimità?
Franco Maria Arminio affermava che la bellezza è in ogni cosa del creato, e se non la si riesce a cogliere vuol dire che non la si è osservata abbastanza.

In conclusione, ho vissuto sempre assieme a ciò che amo definire “LA RABBIA DI VIVERE”, che è parte di quella figura che alcuni identificano nel “ladro di fuoco”, tanto caro a Rimbaud…

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